Nella storia si sono spesso diffuse varie epidemie che hanno condizionato la vita delle popolazioni. Alcuni autori, come il Boccaccio o il Manzoni, hanno addirittura deciso di parlarne nelle loro opere: il primo, nel "Decameron", fa raccontare cento novelle a dieci ragazzi che si sono rifugiati fuori Firenze per scampare alla peste che affligge la città e il secondo ambienta "I Promessi Sposi" nell’Italia del 1630, infestata dalla peste bubbonica (che ha interessato soprattutto a Milano).
Secondo la teoria dei “corsi e ricorsi storici” del Vico, è importante studiare la storia per non ripetere gli errori commessi, ma le epidemie non possono essere previste, e il tema del contagio è purtroppo molto sentito nelle ultime settimane. A causa del rapido diffondersi del Coronavirus, infatti, i governi di molti Stati, in particolare quello italiano, hanno dovuto prendere delle serie misure di sicurezza per cercare di contrastare questa nuova epidemia proveniente dalla Cina. Una di queste misure è stata la chiusura di tutte le scuole e le attività per un certo periodo di tempo. Inizialmente il progetto del governo che ha provveduto celermente ad attivare la “didattica a distanza" ( il metodo trovato per permettere agli studenti di portare avanti i programmi scolastici), non è sembrata sgradita.
Stare a casa comporta diversi vantaggi tra i quali la possibilità di studiare e seguire le lezioni comodamente e senza spostarsi. Dopo qualche settimana di sperimentazione di questa didattica, però, si è avvertito un certo affaticamento a causa delle diverse ore in cui gli studenti sono inevitabilmente fermi davanti al computer, un disagio questo che, secondo le disposizioni statali, non può neanche essere compensato da altrettanta attività fisica. Inoltre, è difficile rinunciare alle attività svolte in un contesto extra-scolastico e a tutte le relazioni umane. Per questi motivi sarebbe bello tornare a scuola, il che significherebbe anche la fiera “sconfitta” di questo virus.
Chiaramente, la salute è molto importante, quindi aspetteremo con pazienza che ciò accada. Non si può che attendere l’evolversi della situazione rispettando le disposizioni comunicate, perché, sebbene i mass media abbiano esasperato il problema e diffuso tra la popolazione un panico in parte ingiustificato, attenersi a queste disposizioni è indice di responsabilità collettiva e assolutamente necessario per cercare di risolvere questa situazione.
Jennifer Messina 5RIM
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Stiamo vivendo un momento tutt’altro che facile, il periodo è anzi drammatico. Non si tratta di una guerra intesa come conflitto tra parti, ma una guerra tra noi ed un virus. Questo parassita ha paralizzato tutto il sistema produttivo: attraverso le misure restrittive volte alla riduzione e alla progressiva eliminazione del contagio, ha bloccato la vita sociale di molti ed ha creato profondi disagi. A questa blocco totale però è sfuggita l’istruzione, che come pilastro di una nazione non può fermarsi, così come non si possono fermare i beni e servizi di prima necessità. La Scuola italiana è riuscita a trovare un modo per consentire l’istruzione a noi ragazzi, utilizzando diverse piattaforme infatti, anche il nostro istituto sta continuando ad offrire attività didattiche. Mediante lo strumento del registro elettronico, è possibile chattare con i docenti, ricevere materiali e condividerli. Molti docenti si sono attivati anche su piattaforme quali classroom e meet, rendendosi spesso disponibili ai ragazzi.
Non è certo male poter seguire le lezioni da casa, tuttavia molti ragazzi hanno riscontrato anche la presenza di lati negativi. È pur vero che la didattica deve procedere a casa come procedeva a scuola, tuttavia si ha la sensazione di aver parecchio lavoro, in quanto per la maggior degli insegnanti che svolgono le videolezioni, un modo per valutare la presenza e la comprensione degli alunni, è assegnare una buona quantità di compiti.
Inoltre, tra i lati negativi vi è anche la continua esposizione ai dispositivi elettronici, che come ben sappiamo provocano a lungo andare danni visivi e posturali. Nel mondo del lavoro, i dipendenti sottoposti ad un orario continuativo hanno determinate tutele e regole, quali le pause obbligate. Anche il nostro Istituto ha regole da rispettare per questo si chiede di utilizzare in misura ridotta "Meet", vale a dire la videolezione, prediligendo “Classroom”, cioè la condivisione di materiale . Tuttavia, in ogni caso, noi studenti siamo costretti a rimanere ore e ore di fronte a un computer.
Tra le preoccupazioni maggiori che sorgono agli studenti vi è poi il problema della valutazioni e delle verifiche: ci sentiamo poco sicuri perché, con la didattica a distanza, non si ha la stessa sicurezza di aver recepito bene le spiegazioni. Ulteriore preoccupazione per noi maturandi è quella riguardante la modalità di svolgimento dell’esame di maturità dato che nessuna informazione certa ci è stata data
Un momento difficile come questo non può che comportare riflessioni profonde perché le decisioni che dobbiamo prendere per il nostro futuro appaiono molto difficili. Siamo tutti un po’ preoccupati, ma durante questa triste quarantena si ha l’occasione di passare più tempo a fianco dei nostri genitori e dei nostri fratelli e sorelle, è possibile raccontarsi storie, come è successo ai dieci novellatori del Decamerone nel 1348, durante il periodo di pestilenza. Siamo ognuno nella propria casa, ma uniti più che mai. Abbiamo l’occasione per capire chi conta per noi, quali sono le persone che ci mancano, quali momenti vorremmo rivivere già da domani. Rivedere i propri compagni, risentire la campanella della scuola che annuncia la fine di una lezione, l’inizio dell’intervallo, la fine della giornata o della settimana! E la prossima campanella avrà un significato ancor più profondo… quanta nostalgia della scuola!! Aspettiamo con fiducia il ritorno alla normalità: la prossima campanella significherà la fine di questa triste quarantena.
Andrea Rochester 5 RIM
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