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RUBRICA CULTURALE: Due interessanti riflessioni sull'articolo 21 della Costituzione, partendo da Dante

Tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero attraverso la parola. Tale diritto viene sancito dall’art. 21 della Costituzione, ma già nel Purgatorio dantesco si instaurano dialoghi che possono essere considerati attuali ed espressione di tale concetto. Catone, che si stupisce di vedere Dante ancora vivo accompagnato da Virgilio morto da tempo, pone ai due viandanti delle domande alle quali Virgilio risponde facendo capire al lettore di aver ascoltato non soltanto con le orecchie, ma anche con gli occhi, con i sensi e con il cuore. Solo se siamo realmente in ascolto possiamo cogliere le più piccole sfumature fatte di pause, silenzi, ripetizioni, atteggiamenti che ci fanno capire le emozioni e gli stati d’animo della persona che ci sta parlando. Se veniamo interrotti mentre si parla, oltre al fastidio di non essere ascoltati, ci sentiamo poco valorizzati. Nei dialoghi danteschi questo non accade. Quando Dante incontra Manfredi non lo riconosce subito perché Manfredi è ferito e quindi Dante, in un primo momento, non ha capito di chi si tratta. Poi Manfredi gli racconta la sua storia: egli era stato scomunicato poi si è pentito e quindi ora si trova nel Purgatorio. Nonostante Dante sia un uomo fortemente credente, lo ascolta con rispetto senza mai interromperlo. L’incontro con Sordello da Goito stimola in Dante una celebre e dolorosa invettiva contro l’Italia: “Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!” Le parole che Dante usa poi per indicare la tracotanza fiorentina diventano una sua riflessione nella quale egli utilizza l’ironia Tuttavia egli non esprime odio, ma un grido di dolore nei confronti di una città che non vuole ammettere la sua innocenza.

Quando Dante riconosce l’amico Forese Donati dalla voce, ma non dall’aspetto, il dialogo assume un ruolo fondamentale. Forese pronuncia un’invettiva contro le donne fiorentine che sono scostumate. Anche in questo caso Dante non lo interrompe, ma resta ad ascoltarlo. Ascoltare significa anche promuovere un arricchimento personale e culturale grazie alle opinioni e alle esperienze altrui. Quindi è molto importante rispettare le parole dell’interlocutore. Tuttavia, questa nostra volontà è insidiata quando magari parliamo con una persona che la pensa diversamente da noi. Non è facile accettare di essere contraddetti.

Secondo me ci potrebbero essere due soluzioni: le opinioni proposte dal nostro interlocutore risultano talmente valide da farci cambiare idea, oppure possiamo rimanere sulle nostre posizioni confermando le nostre idee con gentilezza e rispetto. Purtroppo, a volte questo non accade e le parole sfociano in violenza, rancore, odio e in fenomeni di intolleranza e razzismo. Anche la senatrice Liliana Segre ha fortemente voluto prendere posizione sull’importanza di una comunicazione che sia rispettosa anche dell’avversario e infatti grazie a lei è stata istituita una Commissione parlamentare di controllo sui reati che possono manifestarsi anche nella comunicazione. Tutti dovremmo imparare a non usare parole che possano essere offensive o istigare all’odio!

Alessia Cavestri 4RIM

 

Poter esprimere la propria opinione qualsiasi argomento, discutere in modo aperto e pensare liberamente senza filtri o censure imposte dall’alto è un diritto, sancito dalla Costituzione Italiana nell’articolo 21. Esso è di fondamentale importanza, poiché, come afferma anche il filosofo e politologo Isaiah Berlin, porta alla vera libertà, alla libertà effettiva, alla possibilità di essere “impopolare, di schierarsi per le proprie convinzioni per il solo fatto che siano che siano nostre”, senza essere castigato, imprigionato, molestato, per ciò che si afferma. Ma quando questa libertà cessa di esistere? Quando essa non limita la libertà degli altri individui. Per cui, per far sì che questo diritto sia universale, che spetti a tutti, occorre che ci sia un rispetto reciproco nelle parti. Come ci insegna Dante, la pacatezza nell’esprimersi e l’uso delle parole adeguate sono la chiave per poter confrontarsi al meglio. Anche se ciò non viene sempre rispettato da tutti, non dobbiamo comportarci come l’altra parte, anzi, presumendo un confronto pubblico, il soggetto che si mostra aggressivo nell’esprimersi e nel portare avanti la discussione, apparirà come una persona “debole”, incapace di esprimersi in modo equilibrato e di conseguenza il suo intento nel proporre la propria idea agli altri sarà vana. Al contrario è necessario essere gentili, rispettosi e avere alcuni accorgimenti nel parlare: essi non sono di certo una limitazione della propria liberà, un atteggiamento pacato e rispettoso , potrà giovare a nostro favore, perché l’altro interlocutore non sentendosi né aggredito nè disprezzato potrà valutare serenamente la nostra opinione e magari cambiare idea.

È dunque possibile comunicare con persone con un’idea diversa dalla nostra, anzi, il confronto è di necessaria importanza per entrambe le parti. Anche qui, Dante ci insegna che il modo migliore per poter conoscere prospettive diverse è ascoltare. Ascoltare è un’azione che spesso sottovalutiamo, può sembrare banale ma è la cosa che forse ci viene più difficile, per colpa della nostra naturale superbia. Ascoltare ci permette di immedesimarci nell’altro (per quanto possibile) e poter quindi vedere una realtà estranea dalla nostra vita e cercare di capire l’opinione altrui, il tutto senza esprimere giudizio. Non di rado Dante, a seguito di un attento ascolto del personaggio che incontra reagisce piangendo o svenendo, è molto sensibile, ma non lo rende un personaggio debole, anzi, anche lui ha delle opinioni che spesso sono diverse da quelle che propongono le anime, ma non per questo non le ascolta.

Analisi del dialogo tra Dante e Catone: Nel canto I del Purgatorio, Catone appare come un personaggio severo, rigoroso, austero. Egli quando prende parola risulta molto diretto ed arriva subito al punto e, nonostante sia vissuto prima di Cristo, agisce rispettando le leggi divine . Non utilizza fronzoli estetici o parole troppo elaborate, ma solo parole essenziali e chiare.

Dante adegua la narrazione al carattere intransigente di Catone: non lo interpella direttamente ma ascolta ciò che Catone ha da dirgli, interviene al suo posto Virgilio, con un tono molto umile, educato e rispettoso. Prendiamo esempio per imparare a comunicare nel pieno rispetto della personalità degli altri.

Mattia Caldi 4RIM