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Omaggio alla Giornata Internazionale per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza

I diritti del bambino furono tra gli ultimi ad avere un riconoscimento ufficiale, perché fino al 1959 si pensava che fosse un “adulto in miniatura” e che non avesse caratteristiche e bisogni propri. Grazie all’ONU, ora molti bambini del mondo hanno accesso a diritti propri, che garantiscono loro tutto quello di cui necessitano, senza che siano il semplice oggetto di tutela. Per garantire ai bambini i loro diritti venne creata la Convenzione Internazionale sui diritti dell’infanzia, documento che permette loro il diritto di possedere un nome, una cittadinanza, la libertà di esprimersi e di prendere attivamente decisioni all’interno della società. La Convenzione si basa, inoltre, su quattro principi fondamentali: non discriminazione, superiore interesse del bambino, diritto alla vita e a uno sviluppo sano ed equilibrato e all’ascolto delle opinioni del bambino in tutte le sedi. Purtroppo questi diritti non sono garantiti in tutti gli Stati, come succede in alcuni in Oriente, per quanto riguarda le situazioni nelle quali esistono bambini militari, o in altri dove vi sono continue guerre civili come nella Palestina, o bambine date in spose a uomini almeno sei volte più grandi di loro. I matrimoni combinati autorizzano la pedofilia, in cambio di beni per la famiglia della bambina.

Mi ha fatto riflettere una frase di Karl Menninger: “Ciò che viene fatto ai bambini, essi lo faranno alla società”. Io capisco pienamente quello che significa: è profonda ma allo stesso tempo si basa su concetti reali come, per l'appunto, il modo in cui un bambino vive la sua infanzia. Questo significa che se un bambino crescerà in una situazione familiare seguendo modelli comportamentali positivi verso la propria persona e il prossimo, da adulto sarà probabilmente una persona ottimista, determinata e sicura di se stessa e delle proprie capacità; se invece il bambino cresce con genitori assenti o abusanti, che lo forzano ad essere in un certo modo o a fare certe cose, con situazioni pesanti da sopportare quali l’essere maltrattato, manipolato, controllato, umiliandolo in pubblico, che possono causargli un trauma e, forse, anche lo sviluppo di un disturbo mentale. C’è la possibilità che da adulto abbia costantemente sentimenti di rancore o angoscia, che provi piacere a “sabotare” se stesso o il prossimo o, in casi estremi, a commettere crimini per rivendicare il torto subito da bambino.

Queste considerazioni dovrebbero far riflettere sul fatto che la famiglia dovrebbe essere il primo e più importante ambito in cui proteggere il bambino da possibili minacce, che possono essere anche il bullismo a scuola o quant’altro, difendendo l’innocenza pura che ha da piccolo.

Erika Gualea 3^ Servizi per la Sanità e l’Assistenza Sociale