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Home > Printer-friendly > CULTURA - Una riflessione storico/culturale sui diritti fondamentali

Giovedì 24 ottobre alcune classi dell’Istituto, si sono recate al Cinema Sociale di Omegna dove è stato proiettato “Sulla mia pelle”, film riguardante il caso di Stefano Cucchi: il ragazzo, arrestato a Roma per detenzione di stupefacenti, muore dopo otto giorni trascorsi in parte in prigione e in parte all’ospedale Pertini.

La visione del film ha stimolato una riflessione sul caso in questione e, più in generale, sull’importanza dei diritti fondamentali. Abbiamo constatato che nonostante le richieste avanzate da Stefano per avere accanto il suo avvocato, gliene viene affidato uno d’ufficio e, malgrado le insistenze, i genitori e la sorella non riescono più a vederlo. Stefano, costretto a letto per la rottura di due vertebre e per problemi renali, rifiuta le cure come provocazione per poter incontrare il suo avvocato che invece non verrà mai chiamato.

Ci siamo dunque chiesti: “Di quanti diritti Stefano Cucchi è stato privato?”. E’ interessante notare che dopo dici anni i suoi genitori e sua sorella continuano a lottare affinché nessuno sia vittima di soprusi, infatti nel 2016 hanno fondato l’Associazione “Stefano Cucchi Onlus” che ha l’obiettivo di garantire a tutti i diritti umani e civili.

Sembra strano che occorra un’associazione per sottolinearlo: nella nostra Costituzione non è forse presente l’articolo 27? Esso infatti afferma che “l'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Non è ammessa la pena di morte, se non nei casi previsti dalle leggi militari di guerra”.

La Costituzione italiana sancisce questi diritti ma ci siamo chiesti se vengono sempre rispettati, crediamo quindi che sia necessario rendere tutti consapevoli della loro importanza. Si dovrebbero sensibilizzare di più le persone su questi argomenti perché in certe situazioni, potrebbe essere coinvolto chiunque.

Approfondendo il nostro discorso, abbiamo notato che in molti Paesi del mondo la tortura e la pena di morte sono considerate legali. Non serve pensare a Paesi sottosviluppati o sconosciuti, basta parlare di Stati Uniti: nel sistema carcerario americano lo stato addirittura permette al reo di scegliere come morire o sedia elettrica o iniezione letale.

Nel programma di letteratura italiana abbiamo studiato la figura di Cesare Beccaria, il primo a chiedere di eliminare torture e pena di morte già nel 1764, con il suo trattato “Dei delitti e delle pene”. “Il fine delle pene non è di tormentare ed affliggere un essere sensibile. Il fine non è altro che d'impedire il reo dal far nuovi danni ai suoi cittadini e di rimuovere gli altri dal farne uguali”. E’ interessante notare come già nel 1700 questo filosofo avesse le idee ben chiare, ma poi la storia non ci ha insegnato molto…e constatare che nel XXI secolo il diritto alla vita, alla libertà, alla giustizia e alla dignità sia ancora argomento per cui combattere, deve far riflettere ognuno di noi.

La storia ci insegna che, nei secoli precedenti, migliaia di persone hanno sacrificato la propria vita per dare a tutti noi un mondo migliore in cui vivere e una Costituzione che garantisse a tutti i diritti fondamentali; la realtà invece è un po’ diversa ed è assurdo pensare che ancora oggi dobbiamo lottare affinché a tutti venga sempre riconosciuto e applicato l’articolo 3 della Costituzione: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

Abbiamo però una speranza, quella stessa che ha ispirato i redattori della Dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1948 e cioè che insieme sia possibile costruire “un mondo in cui gli esseri umani saranno liberi di parlare e di credere, liberati dal terrore e dalla miseria […] in cui i diritti dell'uomo saranno protetti da un regime di diritto per cui l’uomo non sarà mai costretto in supremo ricorso, alla rivolta contro la tirannia e l’oppressione” .

Vanessa Castelli  4AFM

Inviato da iannottaalessio il Mer, 20/11/2019 - 13:23

URL (27/11/2019 - 17:49):https://nuovo.dallachiesaspinelli.edu.it/giornalino/cultura-una-riflessione-storicoculturale-sui-diritti-fondamentali