
Con questa esclamazione si conclude il toccante discorso del professor Nabil Al Lao, di origini siriane e docente di Lingue presso l’ateneo milanese, tenuto giovedì 7 novembre presso il “Forum Cafè” di Omegna nell'ambito degli ultimi appuntamenti del Festival della letteratura per ragazzi “Gianni Rodari”.
Il discorso è stato rivolto alle classi II, III e IV Manutentori Auto del nostro Istituto che, con particolare attenzione, hanno ascoltato quanto il prof. Nabil avesse loro da raccontare a testimonianza di quella che è la sua situazione da profugo e rifugiato in Italia al seguito del rifiuto di prender parte al regime dittatoriale di Assad in Siria…a testimonianza dunque di quella Storia che non è sui manuali: un’insolita lezione di Storia che non è ancora stata scritta nei libri di scuola semplicemente perché la stiamo vivendo.
Oltre a spiegare magistralmente l’attuale situazione geo-politica dei paesi caldi del Medioriente, richiamando anche la delicata questione della popolazione Curda, e dopo un excursus storico sulla dittatura in Siria post Prima Guerra Mondiale, con ricordo del terribile sacrificio dei giovanissimi studenti di Deraa, il prof. Nabil ha confidato ai ragazzi alcuni passaggi fondamentali della sua vita: dalla sua carriera scolastica a quella militare che gli hanno rubato infanzia, adolescenza e gioventù, a quella da rettore dell’Università di Damasco e da personale mediatore linguistico di Assad padre e Assad figlio.
Poi il rapido declino: “Un giorno – racconta – dopo aver rifiutato la proposta della guida del Ministero della cultura con capitale Damasco, mi trovavo all’aeroporto di Malpensa e, sentendo al telefono la mia famiglia, mi viene detto che non potevo più ritornare a casa perché mi avevano tolto tutto ed ero ricercato da tutti!”.
Inizia così il suo esilio.
Ma il prof. Nabil non è uno di quelli che risponde all’odio e alla violenza con altrettanto odio e violenza: ascoltandolo mentre parla, si mostra calmo, mite, quasi serafico e non lascia trasparire quanta sofferenza e rabbia ci siano nella vita di un uomo che è rifiutato dalla sua “bellissima patria” (cit.), da un intellettuale “colto, disciplinato e preparato” (cit.) che lavora per un paese che non è il suo (ma si reputa cittadino del mondo).
E non lascia trasparire quanta sofferenza e rabbia ci siano state nella vita di un bambino che “Ogni sera, prima di andare a dormire, ripulivo e sistemavo il mio letto per ricreare lì il mio sogno: leggevo almeno dieci pagine a sera, di un libro a piacere, non un libro di scuola. Se leggiamo dieci pagine a sera, sono trecento al mese e 3650 all’anno…soltanto la cultura può salvarci: dieci pagine, bastano dieci pagine al giorno.”
Dieci pagine…
prof.ssa Melissa Scrudato